Saccol

Borghi



Questo piccolo borgo è il cuore dell’area del Cartizze, dove gli scoscesi terrazzamenti delle vigne dolcemente digradano verso la pianura.

L’economia è prevalentemente agricola, come dimostrano gli infiniti vigneti e le cantine nascoste nel verde.

Storia
Accanto al colle di Stana, ossia “luogo di sosta”, passava un tempo la Callis Maior, la strada principale che univa Valdobbiadene al passo sul Piave e all’abbazia di Santa Bona. L’antico tracciato fu invaso e cancellato dal ruscello che ancora ne porta il nome.

Da Vedere
Oratorio di S. Biagio di Stana, all’incrocio delle strade che arrivano da S. Stefano, S. Giovanni e Valdobbiadene. La tradizione vuole che essa sia il più antico luogo di culto cristiano dell’intero comune di Valdobbiadene. (Visitabile solo l'esterno).
Rovine del castello di Mondeserto, sul Col Croset, dove si erge l’imponente croce metallica.

Capitello dei SS. Biagio e Rocco lungo la strada Roccat e Ferrari. Fu voluto dal mercante e proprietario terriero seicentesco Benvenuto Ferrari, originario di Venezia ma abitante di Treviso, devoto di S. Biagio. Anche in zona la devozione del Santo è particolarmente sentita: numerosi sono infatti i fedeli che ogni anno raggiungono l’antica chiesa di S. Biagio (poco distante dal capitello) per partecipare alla messa nella giornata del 3 febbraio.

Proprio il 3 febbraio 1995 ci fu l’inaugurazione per il restauro del capitello con la quale gli fu ridata la sua originaria struttura con pietra e sassi, poiché l’intonaco era in cattive condizioni; il tutto è stato “rinforzato” per creare una struttura più consistente; anche le pietre del tetto sono state sostituite ed abbellita la zona circostante, rispettando le misure originali della struttura.

Il restauro della nicchia interiore è stato operato da Bepi Mionetto (nato nel 1925 a Valdobbiadene, ha all’attivo in qualità di frescante alcune opere personali in ambito locale e altre collettive in quello provinciale) che ha riaffrescato S. Biagio in abiti vescovili secondo l’iconografia tradizionale con mitra in capo e pastorale nella destra; la sola differenza riguarda la candela che il Santo tiene nella sinistra al posto del pettine con il quale l’imperatore Diocleziano, secondo la leggenda, gli avrebbe fatto lacerare le carni prima di decapitarlo.

Nella nicchia del lato nord del medesimo capitello il Mionetto ha dipinto con la tecnica del graffito anche un S. Rocco secondo l’iconografia tradizionale.

La costruzione si trova nell’incrocio tra tre parrocchie: S. Pietro di Barbozza, Valdobbiadene, Bigolino.




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