San Pietro di Barbozza

Borghi



Frazione rinomata per i suoi paesaggi, San Pietro regala scorci di natura incontaminata e di piccole borgate chiuse attorno ai tipici cortili. Dai boschi della località Barbozza ai terrazzamenti soleggiati e le valli scoscese questo paese si presta a rigeneranti passeggiate nella natura.

Storia
Fu sede comunale fino alla fine degli anni ’20, diventò in seguito una frazione del Comune di Valdobbiadene. La sua economia è fondata principalmente sulla viticoltura; qui si producono i rinomati vini Prosecco e Cartizze ma non mancano importanti attività artigianali soprattutto nel settore del legno. A lato della Piazza centrale si trova Casa Brunoro, la cui cella vinaria è la prestigiosa sede della Confraternita del Prosecco, fondata nel 1945.

Da Vedere
Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, con interessanti tele e l’altare maggiore in stile barocco veneziano.

Santuario Immacolata di Lourdes con il Convento dei Frati Minori Conventuali.
All´esterno si trova la statua di Padre Massimiliano Maria Kolbe.

Capitello-oratorio del Col, in via Cal Vecchia del Col.
Si trova nell’antica contrada Colle ed è dedicato a S. Giovanni Battista, ricordato anche nel capitello nel Cartizze; fin dal 1000 al Santo fu dedicata anche una borgata, l’attuale S. Pietro Basso, che oggi si chiama San Zago, cioè terra di S. Giovanni. Nel 1993 il locale gruppo Alpini lo ha restaurato. Nel corso dei lavori è stato riportato alla luce un pregevole affresco “Madonna col Bambino fra S. Giovanni Battista e S. Pietro”, che alcuni studiosi ritengono essere del XVI secolo. Il valdobbiadenese Bepi Mionetto si è adoperato con cura per ridare all’affresco i suoi originari colori; egli ha capito che il dipinto si sovrapponeva all’originale affresco, era di fattura ingenua popolare. Lo studioso di arte Veneta Prof. Giorgio Mies ha attribuito la paternità al pittore Marco da Mel ( Mel 1494 ca.- Feltre 1583), fratello di Giovanni, pittore pure lui e figli di quell’Antonio Rosso che la tradizione vuole sia stato il primo maestro del grande Tiziano. Alcuni tratti tipologici e compositivi richiamano quelli del ciclo di affreschi operati dall’artista nelle chiesette sparse tra Lentiai, Mel, Feltre e Castelciés a Cavaso del Tomba.

Chiesa campestre di S. Antonio a Barbozza
La costruzione fu voluta dalla famiglia Geronazzo, detta “Noni”, nel 1797, anno della caduta della Repubblica Veneta; fu don Pietro Vanadio, Arciprete di Valdobbiadene, che lo benedisse.

L’edificio, a croce latina, misura 7.40 m di altezza, 9 m in lunghezza e 4.5 m in larghezza; l’altare è di marmo e conserva la reliquia di S. Antonio. Ora la costruzione è stata restaurata, abbellita dalle vetrate dipinte e da una meridiana; è aperta al culto e tenuta decorosa dalle famiglie della borgata.

Eremo di Sant’Alberto, località Barbozza: antico luogo di culto e meta di pellegrinaggi.
La prima notizia storica ci viene dalla Visita pastorale nel 1488 nella quale il Vescovo Barozzi vietò che si celebrasse la S. Messa per la precarietà dell’edificio, che fu profanato e diventò ricovero per gli animali.

Nel 1658 furono fatti alcuni restauri e altri anche nel 1706 dall’eremita fra Giuseppe Pilla che preparò poi la sua tomba sepolcrale, ben visibile all’ingresso del portale della chiesa. Nel 1864 fu iniziato l’attuale Coro per merito del cappellano Buso; dopo solo un anno ci fu l’inaugurazione con l’aggiunta del campanile a torretta con la campana, che fu risparmiata dalla guerra e che ancora sentiamo suonare. Dal 1866 risale l’uso della benedizione dell’acqua con la reliquia di S. Alberto. Nel 1932 il Coro fu decorato e fu rifatto il muro di cinta.

Vicino alla chiesa c’è la casa degli eremiti, che dopo i lavori di restauro è meta di continui soggiorni.

Capitello ai frati, via S. Pietro
E’ posto all’imbocco della strada che porta al convento Immacolata dei frati Minori Conventuali. E’ stato costruito nel 1994, su sollecitazione del defunto padre Serafino Guarise.

Ospita una statua in gesso di S. Antonio, la stessa che era conservata nel capitello demolito a pochi metri di distanza ed in prossimità del ponte sul torrente Tormenta. Proprio quest ultimo è quello maggiormente ricordato dai devoti: nel 1943 tante famiglie di S. Pietro di Barbozza hanno parenti al fronte; molte donne si recano al convento per invocare la protezione di S. Antonio. Il padre superiore Matteo Franceschi lancia loro l’idea di costruire un sacello. Tutto fu costruito in poco tempo: l’inaugurazione avviene in occasione della festa dedicata al Santo, con la banda di Guia, il trasporto a spalla dell’immagine dal convento al capitello e una lunga processione.

Nel tempo la costruzione fu deteriorata; quello attuale ha un miglior decoro architettonico e una migliore posizione, che permette anche una sosta per la devozione.




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